Tornata. Dormito abbastanza, mangiato parecchio, cazzeggiato molto, corso dietro alla nanetta tantissimo, fatto la baby dance tutte le sere, guardato gente improbabile fare balli di gruppo altrettanto improbabili, gestito crisi di mutismo imbarazzanti, fatto il battesimo del mare chemaipiùnellavitagrazie.
E poi sono tornata, senza grande enfasi: sono tornata con la consapevolezza che questo dolore è solo mio, che dovrò elaborarmelo ed uscirne come potrò con le mie gambe, che i miei meravigliosi sogni di condivisione ed ammore sono ineluttabilmente naufragati. Che è ora di smetterla di frignare, che devo buttare via ciò che di brutto c'è stato e ricordare solo le cose meravigliose che questi anni mi hanno elargito.
E che la solitudine è un'attitudine mentale che si impara a gestire, come tutto il resto. E che male non fa...
Ho la vita piena. Piena di cose inutili, ma piena. Piena di posti da vedere, cose da fare, gente da incontrare. No, non è che la gente sia inutile, ma ultimamente anelo ad una solitudine totale come mai prima d'ora. Sono andata in onverdose da parole. Non ho più voglia di capire, vedere, imparare, immagazzinare, cambiare, adattarmi. Ho voglia di essere me stessa, due giorni consecutivi senza un dolore, senza una ferita da rimarginare, senza un rospo da ingoiare.
Ho già piantato i primi paletti al lavoro: mi sono lamentata per la prima volta da 1 anno che lavoro qui. L'ho fatto con gentilezza, perchè la persona alla quale erano riferite le lamentele mi vuole bene e io so ancora riconoscere un errore fatto per cattiveria da uno fatto per sbadataggine. E lei l'ha fatto per la seconda motivazione, non certo per la prima.
E poi, finalmente, l'11 si parte: la nanetta, mia mamma ed io al mare per la nostra settimana di vacanza. Miniclub per la piccola, piscine assolate, libri ed ipod per noi. Cibo, tanto. Sonno, tanto. relax, tanto.
Mai come quest'anno ne ho bisogno. Mai come quest'anno mi sento svuotata di qualsiasi entusiamo. chi ha il pane, si sa, non ha i denti...
ho bisogno di quiete. Ho bisogno di un angolo in cui avere abbastanza silenzio intorno per ricominciare a sentirmi...
ho letto cose che ho scritto 4 anni fa più o meno: mi sono piaciute. O meglio, mi piace la persona che ne usciva.
Chissà dov'è finita...
Sono sopravvissuta ad una settimana da incubo... Festa di fine anno a scuola, festa a casa per i 7 anni, esame di Haikido e pizza tutti insieme con i compagni di corso della piccola... Il lavoro, in tutto questo, ovviamente non ha avuto spazio: litigo comunque con gli inglesi, mi sento sempre non all'altezza delle aspettative e vivo di ansie. Figo.
Mi perdo... Mi perdo sempre un pezzo, da qualche parte e poi, alla fine, non sono più capace di ritrovarlo. E mi accartoccio su me stessa, nel tentativo di tenere sempre tutto sotto controllo...
La nanetta è partita per le vacanze: almeno per qualche settimana potrà farsi viziare e coccolare senza avere me che cerco di educarla... Beata lei, vorrei andare in vacanza anch'io e lasciarmi vivere da qualcun altro.
Ce la farò. Sisisisisi.
Un’ altra vita per noi
oltre il basilico e le fragranza
e la sua barbarica baldanza,
un’ altra vita per noi
oltre il dialetto che hanno i santi,
arcano come certi amanti…
un’ altra vita verrà, e un’ altra vita sarà
oltre le lune e gli uragani e le tue mani
sopra le mie mani…
Quando il leone starà
ad aspettarti sulla tua strada
e mezzogiorno, ti guardi intorno…
neanche il Signore non c’è…
è seduto a pranzo con i suoi amici
e la sua bici non ti presterà…
ma un’ altra vita verrà,
e un’ altra vita sarà
oltre le lune e gli uragani e le tue mani
sopra le mie mani…
Paolo Conte dal vivo lascia assolutamente senza fiato... Un viaggio onirico, che inizia con le prime note e finisce solo al risveglio vero, quello del mattino dopo...
Musicisti meravigliosi che sanno ricreare atmosfere che definire suggestive è sminuirne il dono, con lui che declama i suoi versi, senza inutili parole se non quelle necessarie a farci sospirare, battere le mani, cantare, sorridere...
La Nanetta, giusto per non smentirsi, si è miseramente addormentata alla ripresa dopo la pausa: uno spreco immane, se penso che ci sarebbero stati amici disposti ad uccidere per avere quel posto in 6^ fila...
Insomma: uno spettacolo da gustarsi, tutto d'un fiato e di cui trattenere il ricordo legato con un sorriso...
Il fatto che io a quest'ora (22.38, perchè a me splinder non mi ha messo l'ora l'egale o solare che sia) sia ancora bloccata in ufficio con capo isterico, può spiegare e parzialmente giustificare il fatto che io non riesca ad aggiornare il blog?
Si?
Sgrunt...
Io: "sorry, but my english it's not so good"
Collega svedese: "I think so"
Collega olandese che sbaglia bagno entrando in quello delle donne:
Lui: "Oh, sorry"
Io: "You are welcome"
E queste sono solo le più semplici da raccontare, tra le centinaia di gaffe che, in 3 giorni di convention a Parigi, sono riuscita a raccogliere.
Parigi è bellissima. Non ho altro da aggiungere, perchè credo che qualsiasi altra cosa sarebbe futile e superficiale.
Le colazioni all'albergo erano a dir poco strepitose: mi sono letteralmente strafogata di pancake con lo sciroppo d'acero e di spremuta d'arancia. Già, perchè a me le brioches burrose francesi non piacciono granchè. In compenso, ho avuto modo di sfoggiare il mio francese maccheronico, togliendoci più volte d'impaccio anche al ristorante. Non abbastanza brava, però, da ricordare che le "conchiglie di san jacques" non sono altro che le Capesante: crude non si possono nemmeno guardare, figuriamoci mangiare. :(
Però la vellutata di carote al cumino, merita una menzione speciale: semplicemente MERAVIGLIOSA!
Bene: un post pieno di cose banali e futili, giusto per dire qualcosa. Io in questo periodo non riesco a scrivere, a pensare, a parlare. Va così.
Capita che, dopo aaanni di lavoro, alla frase "ho una grande opportunità per te", tu non rabbrividisca. Capita anche che, fidandoti come un paguro sciocco, tu sia anche alquanto felice di questa cosa. Insomma, eccheddiamine, sono pur sempre 3 giorni a Parigi. Che oltre ad essere una bellissima città, è anche il posto lavorativo dove ti sei sentita comunque a tuo agio nell'ultimo viaggio e dove, quindi torni volentieri.
In fondo, ti dici, devo andare come spettatrice a ficcanasare in un incontro di una divisione della tua azienda che non è la tua: a nessuno, pensi, verrà mai in mente di coinvolgerti, no??? anche perchè, essendo la riunione europea, eccheccazzo, il tuo capo non ti avrebbe mandata sapendo che il tuo inglese fa schifo, se fosse stato previsto il tuo intervento attivo, no???
Ecco.
Capita.
Capita che l'improvvisa voglia di strozzare il tuo amatissimo capo, amica di lunga data e, ultimamente, insopportabile come l'orticaria, si plachi solo ripetendoti "la nana resterebbe senza mamma, la nana resterebbe senza mamma".
E mi chiedo: possibile che sia sempre io a trovarmi in questi casini?
Il gruppo lavorativo sta aumentando in modo spropositato. Al problema, ovvio, della formazione dei neofiti (che però hanno una bella testa, per cui siamo già un pezzo avanti), si aggiunge il mio ruolo: poco chiaro e poco riconosciuto. Ed essendo io la prima a non riconoscermelo, ovviamente, anche il resto della ciurma mi guarda perplessa.
C'è però da dire che siamo belli. Belli e sereni, nei limiti della mole di cacca quotidiana, a volte anche felici di essere li, tutti.
Io, almeno, mi sento parte di un gruppo. Io voglio bene a tutti, mi farei in 4 per ciascuno di loro. Nonostante non esista un rapporto extralavorativo, se non giusto con un paio, posso serenamente definirli amici.
Ed in questo periodo, quell'isola di fuoco che è l'ufficio, mi serve come fosse aria. Sono fortunata ad avere un lavoro che a tratti mi piace, in un'azienda che adoro, con persone intelligenti e sensibili che mi circondano.
p.s. post con il doppio intento di convincermi e convincere. :)
Il Pronto alla cera d'api: un lieve profumo ed è come tornare indietro di quasi 30 anni.
Io non ho memoria del mio essere bambina, se nn quella olfattiva che riporta in superificie sensazioni, emozioni leggere che non riesco a trattenere. Come veloci immagini, tutto riaffiora: poi, come una brezza gentile, tutto sparisce.
Il Pronto alla cera d'api mi ha riportato il dialetto siciliano, la nonna che spolvera mentre io, piccola, la osservo seduta sotto il tavolo. Tonda e tarchiata, si muove come un folletto dei cartoni animati, a piccoli passi veloci e sgraziati. Mobili scuri, pieni di soprammobili. Incantata, osservo la polvere che brilla attraversando un raggio di luce, posarsi esattamente dove lei è appena passata. Guardo e non capisco: che senso ha fare così tanta fatica se poi, immediatamente dopo, sei nuovamente punto a capo?
Insomma, le radici della mia incapacità a fare le faccende domestiche e, di contro, l'esasperante capacità di pormi - inutili - domande esistenziali, risiedono nel Pronto alla cera d'api e ne hanno il profumo.